Secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni, lustri, decenni, ventenni. Finisce un secolo e inizia un millennio. Il tempo passa, la moda cambia, la ruota gira. Come la bicicletta, come una giostra, come il volano di Leonardo da Vinci. Progetti che scatenano rivoluzioni e oggetti che raccontano storie. La storia di un uomo e la storia di un marchio.
Scorre inesorabile e democratico, il tempo. Fermarsi nel presente, guardare al passato per progettare il futuro è per l’essere umano l’unico metodo per affrontare il trascorrere della propria esistenza con l’illusione di limitare i margini di casualità degli eventi. Vola, il tempo. Vola lasciando segni indelebili ed eredità pesanti.
Il tempo non si può fermare né piegare al nostro volere. Trasportarsi in un’epoca passata o scoprire cosa ci riserva il futuro a oggi è impossibile, oltre che inutile. Tutto ciò che possiamo fare è soffermarci su dove eravamo in quel preciso istante o su cosa saremmo potuti diventare se fossimo nati in un altro angolo del mondo o vissuti in un altro periodo storico.
Perché affrontare questo viaggio, dunque? Perché sfogliare questo album fotografico di una famiglia che non è la nostra ma è di tutti? Perché abbandonarsi alle suggestioni di una storia che ha un inizio - nel caso di Berkel, il 1898 - e una fine nel presente, e che non prevede un futuro ancora da scrivere? Perché non limitarsi a celebrare l’ora e adesso?
La risposta è semplice: perché esistono le cose belle. Le cose eterne. Quelle che sono state, sono e saranno sempre. Come l’osso lanciato in aria che si trasforma in navicella in “2001: Odissea nello spazio”. James Dean in “Gioventù bruciata” e Marlon Brando in “Fronte del porto”. La Cavalcata delle Valchirie e Jimi Hendrix. L’urlo di Munch e quello di Muhammed Alì.
Quando sul finire dell’800 Wilhelmus Van Berkel ha abbozzato i primi disegni di quella che sarebbe diventata l’affettatrice per eccellenza, forse voleva solo portare i principi della meccanica in macelleria. In realtà ha compiuto una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione che non si è mai fermata. Che ci ha portato qui, ora, a festeggiare il genio che trasforma l’utile in bello e ci fa viaggiare.
Prodotto quotidiano che diventa lirico, al punto da essere collocato negli appartamenti dei nuovi grattacieli come pezzo di design industriale, l'affettatrice a volano Berkel nasce perfetta nella sua linearità e dunque imperfettibile. Come la bicicletta, la penna stilografica, l'orologio meccanico. Ed è rimasta pressoché immutata attraverso il secolo più denso di eventi della storia umana: il volano ha girato come la ruota del tempo senza scomporsi in mezzo alle tempeste della storia.
Sulla scocca dell'affettatrice, lo stesso modello per sei versioni decorative diverse, si imprimono eventi sotto forma di simboli iconografici noti e meno noti, o dettagli visivi da individuare e decifrare.
Le opere saranno esposte lungo un percorso cronologico in un'installazione capace di evocare prossime o vecchie memorie tra luci, musiche e video.
Il luogo scelto per l'esposizione è il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica, istituzione che nasce nella città del Politecnico e delle grandi fabbriche per dare dignità alla tecnica più che alla scienza. Situato a pochi passi dal Cenacolo, il museo viene intitolato a Leonardo da Vinci, arruolato a Milano come scenografo di corte di Ludovico il Moro e ingegnere idraulico - bravo nel "conducere acqua da un loco ad un altro" - prima ancora che come pittore.
Il gruppo artistico Unexpected Custom affonda le radici nella Vienna Sezessionstil, più ancora che nella Milano rinascimentale o industriale. Punto di riferimento è la capitale asburgica dove Gustav Klimt, Egon Schiele e Otto Wagner rompono con l'Accademia per dedicarsi alla Gesamtkunstwerk, l'opera d'arte totale in cui si incontrano progettazione architettonica, pittura, scultura e decorazione.
In un momento storico come quello attuale, dove l'arte si è allontanata dalla quotidianità diventando sempre più gioco inaccessibile e incomprensibile per addetti ai lavori, gli artisti di Unexpected Custom riprendono la lezione delle "Wiener Werkstätte" i laboratori viennesi, applicandosi su prodotti industriali per renderli pezzi unici i quali suscitano la "mirabilia" che genera dialogo in netta antitesi con il silenzio del convenzionale.
Destino, questo, riservato per l'occasione alla B114 di Berkel.

